Personalmente  sono stato colpito da quello che poteva essere una storia scritta da altri bravi scrittori,e fantasticare di come poteva essere l’ambiente che noi sublacensi conosciamo..Ho fatto un viaggio indietro nel tempo..ho trovato scrittori che raccontano, pittori ,scenari,che raccontano storie bellissime,ma anche misteriose,fantastiche ,orrende di una valle dell’aniene,come non l’avete mai conosciuta e che volete sapere come era il tempo passato nella valle da l’arrivo di nerone.ai giorni d’oggi.
Allora rilassatevi e iniziate ad immaginare un tempo lontano lontano..
qui in questa Valle e nelle zone vicine.

Secondo il Registro Sublacense, Cesario Console nel 776 della E. V. donò Arsoli con Roviano al Monastero, a cui però non si mantenne soggetto lungo tempo, essendosene impadroniti vari Baroni, finchè nel secolo XIV passò in signoria degli Orsini. Sotto Magliano Castel de’ Marsi , nel 1528 Amico Orsini Regolo d’ Arsoli vedendo i suoi soldati rotti dalle Schiere Sublacensi , corse contro l’ Ab. Scipione Colonna, provocandolo a singolar certame. L’impetuoso Scipione accettò la disfida, ma dopo- acre duello cadde ucciso, onde in fuga si diedero le sue Truppe.
Tuttavia non molto’ si gloriò Amico di averlo spento, che tre anni
dopo nella guerra Fiorentina atrocemente fu messo a morte da Marzio Colonna. Nel 1591 Marco di Sciarra famoso capo bandito con una truppa di 1500 uomini, de’ quali 600 a cavallo , portando il terrore
delle sue armi per tutto l’Abruzzo ed il Lazio, prese anche Arsoli ; ma Y Esercito Papale lo scacciò tosto da tal possesso.

La peste del 1656 infierì tanto in questo paese, che di un migliaro di abitanti ne lasciò pochissimi in vita. Si vanno restringendo le fauci de’ Monti sotto le selvose e ripide balze, su cui mostransi le grigie mura della Prugna, già sede, come suona il grido, di ladroni, perciò smantellato dopo vigorosa resistenza dalle Truppe Pontificie. Le famiglie si sbandarono pei limitrofi paesi, e ritengono per cognome Della Prugna. Presto s’incontra la chiarissima sorgente, alla quale sta apposto un pezzo d’acquedotto, denominata Acqua Serena. Io sospetto che questa sia f Albudina ossia il rivo immesso nella Marcia 1. perchè di eccellente qualità, 2. perchè prossimiore alla Marcia di quello che le altre sorgenti sgorganti in gran copia sotto strada sino all’ Agosta. Passato il ponte di Marano , ch’è il primo Castello della Sublacense Abbazia, prorompono le dette scaturigini a formar le peschiere murate dai Cardinali Colonna per conserva di trote. Tre di queste fonti chiamavansi, Cerulea, Curzia, ed Augusta (1), e l’Imperatore Claudio le raccolse nel condotto del suo nome precisamente dove il Fabretti trovò affondata nel fiume la colonna del miglio 38 e con (1) Questa ch’ebbe il nome da Augusto, si derivava nella Claudia , quando la Marcia non era scarsa. L’Augusta è certamente quella che sotto l’ Agosta nasce copiosa ed eccellente; poichè in una Bolla di Gregorio IV , la montagna , da cui prorompe, vien chiamata Augusta, e ai Monaci Sublacensi fu donata ad casteUum costruendum ch’è Y Agosta odierna. Racconta il Gobellino VI L. Comment. che presso a queste Mole Pio II, si assise a mensa, e diede il pranzo alle molte de’ Montagnoli accorsi a vederlo. Alcuni però di questi in ringraziamento entràro nel fiume, ed
ogni trota che irretivano, salutato con prolungate grida, le portavano ai Ministri. Qual Pittore non bramerebbe di essersi trovato in quella festa , ove de’ Cortigiani lo sfarzo cercavano uguagliare tante contadine ornate le vesti (non ancora dimesse per la Moda) di trine e tócche d’oro, le orecchia le mani e ‘l petto di aurei pendenti, anelli e coralli? Giunto sotto 1’ Agosta gli occhi ti colpisce a sinistra la Cervara che sembra sdrucciolar sul monte Pillione, mentre a destra Rocca di Mezzo, Rocca Canterano, e Canterano (1) sfilan sul dorso di M. Crufo. (1] Sotto Rocca di Mezzo scorgesi un romano sepolcro a guisa d’arca, perciò detto Arca Rptta. All’ingresso d’una Capanna giace la grande base tolta dal sepolcro ed avente nella superficie una iscrizione corrosa. Vicino at Mulino della Famiglia Cimagtia scoprissi nel XVII secolo un altro sepolcro, ora distrutto, con Ire casse di marmo e gli scheletri per entro. Nella più breve fu trovata al dito d’un Fanciullo un ricco anello d’oro. Le casse furon donate at Cardinal Barberini che le ripose nella sua Fortezza di Collalto; i coperchi delle due maggiori stanno murate nel pavimento della casa Cimaglia in Rocca di Mezzo. Si dice che fosse nelle casse . la iscrizione, e che un Prete della stessa Famiglia ne stendesse la memoria in iscritto.
A Rocca Canterano ho copiate due Iscrizioni inedite scolpite in cornici di pietra indigena La prima e incastrata ne la faccia della
I campi che la via cingono fino a Subiaco , messi a viti e pomieri, seminati di granturco, di frumento e legumi d’ogni sorta, dimostrano a primo aspetto gl’incredibili sforzi degli Agricoltori, affinché il ricolto basti ad alimentare la popolazione troppo numerosa in questi ristretti territorii. Un miglio lontano da Subiaco giace un campo di puzzolana. Ivi presso la strada il signor Conte Pietro Lucidi nel 1843 ebbe la fortuna di rinvenire alcuni massi di pietra indigena che fece tutti scavare a sue spese- L. Maenivs. Q. F-ani. Sepvltvs – è la semplice iscrizione apposta ad uno di essi, la quale manifesta che in (mesti campi era una Villa della insigne Famiglia Menia. Affinchè poi restasse esposto il sepolcrale Monumento agli occhi di tutti, il lodato Conte ha innalzato un grande Arco, sul quale sta la detta Iscrizione, mentre ai lati gli altri massi compongono Ch iesa Parrocchiale- e . Vetilivs C . L-nico-vetilia . e . L-floha L’altra regge il Battistero ed è singolare [secondo il Ch. Prof. Orioli) per la confusa ripetizion di Filia : Cloyentia-t. F – Titienanif MAXVMA -. Da queste lapidi come anche da 2 frammenti , un de’ quali murato a rovescio in una casetta fa menzione d’una Flavia Liberta di Quinto, io deduco, che appartenendo-questo territorio agli Equi fu confiscato a prò de’ Romani. Questi ne’ pratelli, che rispianano fra i dumi, eressero villette; ne’ monti poi alla coltivazione non atti costituivano sepolcri a sè stessi, ai servi ed ai Liherti. Dalla Cristiana Religione abolita la Schiavitù , Liberti e Servi i luoghi sepolcrati invasero come più al sicuro, e vi si fortificarono, rimanendo però sempre a un Patrizio Romano soggetti. Infatti le Cronache affermano che Cesario Console Romano t’anno 775 donò al Monasteri Sublacense Fundum Lanretani. E questo nel Ilio era diventato un Castro insieme a Rocca Canterano; giacche Pasquale II, confermò al sndetto Monastero Castrum Canteranum cam Rocca sua. due pilastri. Partendosi da quest’Arco un largo viale adombrato dalle querce conduce ad un giardino e a tre comodi Casini un-de’ quali con vaga Chiesuola , e termina in alto colle isolato È questo dominato da un Ceraso marino inerente

A mezzogiorno di lunga valle non bastando un colle a sostenere le innumerabili case quasi tutte annerite dall’età, le rimanenti hanno occupati tre rialti ed il piano che dal colle si prolunga alla dritta d’un fiume. Due Campanili dell’ XI e XVI secolo sulle abitazioni torreggiano a guisa di guardie ai due fianchi dell’al* tura: un Palazzo o Fortezza su triplice recinto nel più alto scoglio si eleva. Nel fine di lunga e dritta via rotabile un magnifico Arco di pietra eretto alla Beneficenza di Pio VI indica il nome di questo vecchio Castello dal medesimo Pontefice onorato col titolo di Città. Qualunque Forastiere ch’entra da questo lato in Subiaco, s’immagina larghe ed eleganti contrade: ma ben tosto l’illusione sparisce e guarda tortuosi ed angu sti vicoli oscurati dalle aggruppate casette, e sospira il momento, in cui avranno termine i restauri di tutte le strade e l’ apertura d’ampia via carrozzabile nella parte più frequentata (1). Nondimeno il Pittore vi rin viene mille oggetti da ritrarre. Delle finestre divise da colonnette nel mezzo , sessant’ anni fa vi era un gran numero , ora sventuratamente ne restano solo quattro : e quelle scompartite a croce tolse l’ amore della luce. Ambedue i generi di finestre manifestano quegli anni tremendi che di sangue civile bagnarono queste Contrade. Nelle Famiglie si narrano fatti ter ribili, risse giornaliere di Subiacesi contro Subiacesi. Tali avvenimenti io riferisco specialmente ai tempi di Clemente VII e Paolo IV allorquando il Cardinal Pom peo, e Scipione Colonna Abbati Commendatarii funesta guerra ruppero ai Papi. Scipione Colonna fu morto in battaglia, Subiaco due. volte saccheggiato, ed una volta messo a fuoco. Nelle vittorie e fughe dei contrari! par titi niuna meraviglia che fossero nel Castello, Colon- nesi e Papalini, e che l’uno rialzando le case abbat tute dall’ altro le caricasse di emblemi denotanti la propria fazione. In una di queste si è veduto fino agli ultimi anni scritto il verso del Petrarca: Viva l’alta Colonna e 7 verde lauro. Subiaco non manca di vasti e ben architettati Pa lazzi e di eleganti e pregevoli Chiese. Passando per la via Capo de’ Gelsi fiancheggiata da belle Case, os- (1) Si è principiato a scavare nel vivo masso un trailo di que sta via a più di 10 metri di profondità in direzione della Piazza di s. Andrea, e d’un fianco dell’Arco Piano. Amena per la veduta degli Orti , un di Giardini dei Colonna , la circonderanno casa menti con facciate simmetriche e stuccate; infine camminerà sopra un argine sostenuto da un alto muraglione già incominciato.

servisi il Palazzo Governativo fondato da Pio VI con Carceri, Cancellarla e Forno. In una sala il Busto di Pio IX in marmo di Carrara , regalato dallo stesso Regnante Pontefice al Comune , sta per pegno del l’amore col quale predilige la nostra Patria. Dove ora sorge la Fontanella innanzi alla Locanda Scossa, rimaneva il Palazzo di Gian Pasquale Caponi, distrutto nel 1799 dai Francesi quando presero d’as salto la Città. Il solo saccheggio della sua abitazione costò a quel Capitano la somma di 60 mila scudi ! A destra s’ incontra la vaga Chiesuola del Purgatorio eretta con un fondo concesso da Pietro e Curzio Pa- nimolle nel 1644. Il quadro dell’ altare esprime la forza del suffragio. Si dice che il Manente ritraesse il Preposto Marina nel Sacerdote dicente la Messa, ed un Artigiano nel Servente di cui F atteggiamento è contrito e devoto al sommo. Son degne di osserva zione quattro tele colorite dal Silvagni. La prima in dica la resurrezione di Lazzaro. Imperioso è il co mando del Salvatore, forzata la uscita del Redivivo dalla tomba involto nella sindone, ed espressive le mosse di terrore e meraviglia degli Astanti. Le rimanenti son buone Copie dell’Ezechiele chiamante a vita i De funti, del s. Pietro che ravviva Tabita, e dell’Anima Beata. Non si può a meno di sublimarsi con l’ultima sulle sfere, specialmente non vedendo nella Copia le masse de’ colori che _per la immatura morte dell’Au tore imbrattano l’Originale. Sotto l’ultimo quadro una lapide ricorda la memoria del Canonico Giovanni An gelo Bagnani che fra le altre beneficenze a questa Chiesa compartite acquistò i 4 dipinti. Nella stessa via passato il grande Palazzo Lucidi sorprendono le due facciate della Collegiata , e del Seminario. Onde piantare la nuova Chiesa di s. An drea Apostolo, si demolì l’antica (1) disegnata, com’è fama, dal Bramante, accresciuta ed abbellita dai Co lonna , Borghesi e Barberini , adorna di stimate pit ture, fra le quali primeggiava il classico affresco della Flagellazione di N. S. Non è a dire se indegnasse l’ Anima di Pio VI appassionata per le Belle Arti , quando gli fu portata la nuova che invece di secare i Dipinti aveanli rovesciati al suolo. (1) Dopo aver molto frugato iu diversi Archivii in cerca di un disegno o descrizione di quella Chiesa, sono riuscito a ricavar dai MS. ( conservati in Trevi ) del P. Gesuita Picrantoni le seguenti Notizie: « La Chiesa di s. Abondio era posta in Subiaco dov’ è al presente la Collegiata di s. Andrea, in riva al fiume che le ba gnava i muri; ed era fondata nel pendio di detta riva tanto basso, che vi si scendeva per una scala nel mezzo. . . Non si rinviene memo ria del titolo di s. Andrea pFima dell’anno 1240. L’anno 1566 venne la detta Chiesa eretta insigne Collegiata e ne fu ampliata la fab brica ed elevata al paro della Piazza. Dalt’ anno 1608 al 1633 il Cardinal Scipione Borghese adornò la Collegiata con la nobile fac ciata di pletre gentili , come si legge in suo frontispizio sopra le sue tre porte. La Chiesa di sopra è lunga cento palmi e larga cin quanta ad una sola navata, decorata con ottimo organo sulla porta principale. In questi nostri tempi il Cardinal Carlo Barberini l’ha abbellita col cielo e soffitto a pittura di Badolommeo Postiglioni Sublacense, allievo del celebre Pittore Carlo’ Maratta. E il di lui successore Cardinal Francesco Barberini l’ha nobilitata con pre zioso apparato di damaschi ed altri ornamenti, oltre alla magnifica fabbrica del novo Seminario che nobilita la sua Piazza, a pie’ della quale si gode ancora il comodo del novo Fonte; ed il divoto Ora- Iorio situato fra detto Seminario e la Chiesa»-
L’ interno della moderna Chiesa architettata da Giulio Camporesi colpisce , ma se bene si consideri maggiore dovrebbe esser l’ altezza. È a croce latina con pilastri e colonne di ordine jonico. L’ unica na vata è lunga 273 palmi, e larga 60. Da ciascun lato della navata sfondano tre Cappelle altri p. 21, e 43 i due Cappelloni che apron la Croce. I quadri degli altari tranne un solo appartengono ai primi Pittori vi– venti in Roma nel Pontificato di Pio VI. Indichiamoli: Cappelle a destra : 1. S. Benedetto assistente alla morte di s. Sco lastica. 2. S. Chelidonia in estasi. Assai stimato. 3. Il sogno di s. Giuseppe. . Cappelle a sinistra: 3. La Madonna del Rosario con s. Domenico.- Sotto l’altare riposa il Corpo del Martire Crescenzia- no vestito da guerriero. 2. Maestosa ed antica immagine del Redentore. 1. Dieci servi di Dio ascritti fra i Beati da Pio VI. E sono Bonaventura da Potenza Minore Conventuale,- Lorenzo da Brindisi Cappuccino, Niccolò Fattore Mi nor Osservante, Gaspare De Bono e Niccolò De’ Lon gobardi entrambi dell’Ordine de’ Minimi, Tommaso da Cora Minore Osservante, Michele De Sanctis Trinita rio , Pacifico da s. Severino Minore Riformato, Ma rianna di Gesù Trinitaria , Giovanna Maria Bonomi Benedettina. Sotto Ta Cupola ima Scala di marmo a due rampe fiancheggiata da colonnette a guisa della Confessione’ di s. Pietro in Vaticano , mette in un Vestibolo. Da qui si scende nella Chiesa inferiore a croce greca adorna di pilastri e colonne di ordine dorico , lunga pal. 141 , larga 132. Vi sono tre altari, de’ quali il medio è della Chiesa antica, come il miracoloso Cro cifisso che si venera nella nicchia posteriore. In due quadri stan dipinti l’Arcangelo s. Raffaele e s. Rocco. Tornando alla Chiesa superiore osservisi il Ta bernacolo del ss. Sagramunto composto di pietre dure, non che il quadro di s. Pietro (1). Richiama poi da se stesso l’attenzione il quadro della Crocifissione di s. Andrea pel vivo colorito e per le naturali attitu dini delle persone. Questo faticoso lavoro del celebre Cristoforo Unterperger non fu terminato. L’Altare Maggiore attira gli sguardi per la isolata posizione nel mezzo, e pei marmi preziosi come dalla parte della balaustrata il plasma di smeraldo formante Hn rosone con fregi di metallo dorato. Sull’Ara pog giavano 7 Candelieri di argento, un de’ quali con la Croce, di eccellente disegno, alti palmi 8 e del peso di 60 libbre l’uno ; valeano diecimila scudi : se ne impadronì il Governo Francese e li ridusse in pezzi : ora vi sono 7 bei Candelieri di metallo corintio. Merita somme lodi la forma del Presbiterio fian cheggiato da seggi Corali a più ordini costruiti di scelta noce, come ancora il Trono Pontificio che so pra 7 gradini elevasi nel fondo. I due maggiori Chia roscuri gli Atti riportano del martino di s. Andrea. (1) La porta a d. guida alle volte e al Campanile. Il Cam pinone di eccellente tuono fu nel 1799 dai Franncesi tolto al Monastero di s. Scolastica ; ma per buona ventura il Gonfalonier Giuseppe Gori, di cui si deplora ancora la perdita, potè riscattarlo dalt’avidità di un negoziante.
Una porta a sinistra introduce a due Sagrestie ornate di banconi ed armadii di noce. Nella ultima, ove si conservano bellissimi paramenti , la tela del l’altare rappresenta s. Andrea in Croce che era al soffitto della Chiesa Vecchia, buon lavoro del men zionato Postiglioni. Di sè fanno mostra dall’ alto 12 Ritratti di Abati Commendatarii dal Cardinale Carlo Barberini agli Emi Pietro Ugo Spinola odierno Pro- Datario (1) e Paolo Polidori. Fra questi si numerano i due sommi benefattori di Subiaco Pio VI che fondò la Chiesa, e Pio IX, che le ha donate annue rendite. Nel vuoto angolo è da porsi il Ritratto dell’Eminentissimo Cardinale Don Girolamo D’Andrea, alla di cui splendida beneficenza (2) il Regnante Pontefice, perchè da troppe cure occupato, ha conferita la Sede Abbaziale. Da un ingresso nel medesimo Vestibolo, oppure dalla Piazza si penetra nel Seminario. Ivi sono pub bliche Scuole di Grammatica Latina e Italiana , di Rettorica, Filosofia, Teologia, Istoria Ecclesiastica, e (1) Negli anni del suo governo largamente beneficò i paesi a lui soggetti con elemosine e pensioni ai poveretli, e ricchi premii alla gioventù studiosa, rifornì di comodi it ven. Seminario, e ri* ‘ stuccò le mura della Rocca. (2) Non si creda già che l’adulazione mi detti queste parole. Imperciocchè io alludo a fatti pubblici e recenti. Mi basti di far menzione del beneficio inestimabile, col quale nell’anno passato pose l’Emo Principe un sicuro rimedio al caro del grano nell’Abazia, con l’aprire in Subiaco uno spaccio di farina a modico prezzo Taccio delte somme di denaro elargite al Ven. Seminario, e di cento elemosine ai molti poveri del suo Gregge. Alle quali vera mente principesche liberalità si devono aggiungere le gravi spese necessarie al restauro degli Edificii, che in quest’anno sono ascese alla ingente somma di circa cinquemila scudi.
d’Istituzioni di Gius Canonico; Yaste camere per gli Alunni (1) , una copiosa Biblioteca , ed un grazioso Teatro. Per là comoda e larga strada Gregoriana si ar riva alla Piazza del Campo , così detta perchè vi si accampavano le Truppe de’ Baroni. Quivi Giacomo Sciarra Colonna fece propaginare ossia seppellir vivi . diversi Subiacesi che dell’Abbazia coi nemici teneano- Ora ogni sabato con l’universale concorso de’ vicini Castelli vi si fanno nell’inverno i liberi Mercati con cessi per la prima volta nel 1472 dall’Abate Com mendatario Roderico Borgia , allora Cardinale , poi sommo Pontefice col nome di Alessandro VI. A destra della Casa de’ Monaci la Via guida al l’ [soletta degli Opiticii, ove i lavori di ferro, le fabbri che di cotoni torti, le mole a grano (2) e ad olio, le (1) Agli Alunni entro il territorio dell’Abazia nati e nasci turi, volenterosi di abbracciare il Sacerdozio, ha il santo Padre costituiti tre posti gratuiti, uno al Seminario Pio, due nel Roma no, affinchè; apprese ivi le scienze sacro-profane, tornino della dottrina la luce a spandere sulla terra natia.
Viti gualchiere, e la Cartiera istrutta d’ogni sorta di mac chine fi) offrono al Pittore l’occasione di ritrarre le vesti e gli atteggiamenti degli abitanti di montagna, de’ Fratelli di Bronte e Sterope , ed a tutta la Città le più grandi risorse contro l’indigenza. Per la selva di annosi pioppi si ascende in luogo, dove un gran dioso traforo aperto nel seno della rupe dall’ Abate Commendatario Antonio Barberini verso il 1636 ingoia la maggior parte del fiume. Questo però avanti di nascondersi là dentro passando rasente un lastrico di grosse pietre , chiamato Parata dal proibir le frane alla declive rupe, gli scaglia sopra un furioso torren te. B fumo che svolazza per l’isoletta- di rimpetto , rivela una cascata, la quale celar vorrebbe il mor morio delle sue acque spezzate. Nel corrente anno la munificenza dell’Emo D’Andrea ha fatta ricolmare una caverna profondissima che, schiusa dalla violenza del fiume sotto la Parata, sembrava la volesse inghiottire. Al pie’ dell’ alto camino della Cartiera , qualche mese addietro è venuto a luce un profondo respira torio di un acquedotto scavato nel vivo masso. Sceso ad imo con una scala ed un lume ho vedute le pa reti ad arco acuto adorne di stalattiti in modo singo lare variate e gentili, prodotte dalle acque degli Opifici che sopra correndovi trapelano ed hanno ostrutto il proseguimento in ambedue i capi. Nel visitare la (1) Tra queste primeggia la machine à fabbriquer le papier contimi par M. Chapelle, la quale pub dirsi una Cartiera, giac che trascinativi dall’acqua gli stracci a pezzetti, dessa li riunisce, spiega in foglio, accilindra ed asciuga in maniera che sul momento u ricever son pronti la scrittura.parte rivolta al fiume mi fu duopo staccare una grossa radice per non isdrucciolar nel tango: pescavano i piedi nell’acqua che su la testa e le spalle mi piove va. Uscito di là sono andato al forte muraglione che dritto reggesi sull’ altra riva, e gli ho visto forato il seno da vasto speco. Evidentemente lo scoglio che incontro ed ai lati si sublima e questo muraglione che si conosce tronco, formavano la cinta -di un laghetto. Può darsi che Plinio nell’ accennare i tre laghi subla- censi abbia inteso anche questo ; ma io credo, aver fatta un’ altra scoperta rilevante. Egli è gran tempo che le rive dell’Amene perlustro fino a 6 miglia verso Tivoli ; ma non ho trovate le vestigia della Piscina Lunaria, nella quale secondo Frontino l’ Aniene Nuovo si purgava. Dopo il discoprimento dell’Acquedotto, più chiara della luce mi si è mostrata la identità della Piscina col descritto Laghetto. Ecco le parole di Fron tino, lib. de Aquaed. Art. XV: A faucibus Ductus in terpositci est Piscina limaria, ubi INTER AMNEM ET SPECUM consisterei et liquaretur aqua. Lo Speco della Cinta torcea a destra ad imboccare nel Condotto da me visitato, riusciva nell’orto de’ Rev. Monaci, nel quale si palesa composto di muro, e ritorceva fino al l’orto del Seminario. Da ciò apparisce il sogno delCluve- rio,0ìstenio,Volpietanti altri estensori del secondo lago sublacense da questo muraglione al ponte di s. Mauro. Noi assegneremo ai tre laghi il vero confine. Corri sponde a capello la natura delle campagne attornianti la Piscina limaria con la descrizione fattane dal me desimo Frontino neli riferito Articolo XV : Anio Novus Via sublacensi ad miUiarium XXXXII in suo rivo excipitur ex flumine; quod cum TERRAS CULTAS
circa se habeat SOLI PINGUI S , et inde RIPAS SOLUTIORES , etiam sine pluviarum iniuria limo- sum et turbulentum fluii: ideoque a faucibus Lucius interpositii, est piscina limaria , ubi inter amnem et specum consisterei et liquaretur aqua. Sic quoque quo- ties imbres superveniunt, turbida pervenit in Urbem. Anzi l’estremità del piano di Soripa a ritener le frane Tenne fortificata da muraglie tuttora visibili in alcuni punti. La sola difficoltà potrebbe nascere ed è nata dalla distanza di questo luogo da Roma per la via moderna di 45 miglia. Ma ancorchè non voglia am mettersi un errore de’ Copisti nel passo allegato di Frontino, se riflettasi che la Via moderna schiusa da Pio VI è più lunga dell’ antica pel fiume che si ha scelto un alveo maggiormente tortuoso, come riferisce una lapide al Diverticolo di Arsoli, se si considerino i nuovi ponti fondati in luoghi solidi, i giri protratti dall’Architetto per viste particolari, e molto più se fac ciasi ragione al metodo usato dai Romani di evitare le sinuosità, avrassi minore assai la distanza da Roma a Subiaco. Nel tornare indietro per la Via de’Ferrari si os servi a sinistra una Vergine da s. Francesco ferven temente venerata ed avente su le ginocchia il Divino Infante che bacia con atto carezzevole e soave s. Giov: Rattista bambinello anche lui. Pittura del Manente. Trascorsa nuovamente la Via Capo de’Gelsi, per quella delle Monache si va al Monastero delle Henedettine (1), ove sono due pregevoli Quadri rappresentanti la Na scita e la Decapitazione di s. Giov: Battista. Tanto (1) Fondato nel 1578 dal Card. M. Autonio Colonna.nel muro esterno del Monastero come al principio della Via della Valle sotto due finestre ghibelline sono due affreschi del sec. XV. Nel primo è dipinta la Madonna eol Bambino, stà nel secondo il Salvatore tra s. Be nedetto e s. Francesco (1). Dalla Piazza della Valle si entra nel portone della Bocca. Nelle mura de’Recinti veggonsi le feritoie, e in nn angolo diversi bellissimi capitelli, pezzi di co lonne ed altri marmi dissotterrati, sotto Pio VI, dalle ruine d’Arcinarso. Nell’ultimo Recinto la veduta è tea- (1) Uno de’Casamenti a sin. tuttora appeltato de Conti Pani- molle fu cuna di Cesare Panimolle, fumoso Dottore in Legge net sec. XVII. Le Opere ch’ei diede alle stampe sono: 1, Idea sedandi Iurgia Forensia. 2 , Un Sonetto e un Madrigale inceriti fra le Poesie degli Accademici Fantastici. 3 , Constitutiones et decreta Synodi Dioecesanae Augustae Abbatiaes. Silvestri deNonantida. 4, Decisiones Civiles, Murales et Criminales che gli procurarono nel Foro Romano una larga celebrita. L’altro casamento congiunto al sudetto appartenea ad Orazio Contestabile, Scrittore verso it J .’>!)!) d’ una Genealogia (tuttora inedita) della sua Famiglia. In questo libro ci fa conoscere l’ origine del suo Cognome , narrando come l’Abate del Monastero di s. Scolastica, ed Università di Subìaco eleggessero un Officiale , comandante a So soldati , col titolo di Contestabile, perchè frequenti risse ed omicidii per ispirito di parie succedeano Ira i primarii Sublacensi. In questa medesima casa al loggiò il Dottissimo Card. Com. De Turi ecremata, inteso a riformar gli Statuti Abbaziali. Le pitture de’Zuccari negli Appartamenti ce lano il fumo, e ‘] bianco passatovi sopra dai Contadini che ne son divenuti proprietarii. Con quest’abitazione confina un Arco a sesto acuto- uno delle antiche porte di Subiaco. Le feritoie che lo guardavano, la paric- taria intorno agli stipiti ‘errante, le vecchie case l’ima sult’altra do minate dallo scoglio e dai torrioni della Rocca apprestano materia di un bel quadro ai Paesisti.