La Strada che trapassa il ponte di legno presso la Chiesuola di s. Antonio , sepoltura de’ condannati a morte , ed- annessa ad un povero Ospedale , lascia a dritta la Via della Pila, e monta al Prato di s. Lo renzo. Piace assai l’amenità del sito e serve nelle fe ste al popolo di passeggiata. Vi sta eretto un Eremi- torio in onore del Martire da cui riceve il nome. Da una Carta di donazione esistente nell’Archivio di s. Sco lastica è attestato che Narsio Patrizio Romano fon dasse questa Chiesa neh” anno 369 della E. V. Pie- rantòni e Mirzio affermano che fu eretta sopra un Tempio pagano , ma non so dove abbiano estratta questa notizia benchè verosimile. Appellavasi ad Aquas Altas, non già (come stoltamente scrisse il detto Pie- rantòni) perchè a tale altezza arrivava il Lago , ma perchè Nerone avendo prese le acque dal Lago per un traforo nella rupe e per condotti , che spesso si scavano nel prato e ne’ limitrofi campi al nord , la distribuì ancora a questa parte della sua Villa. Quindi Trajano forse allungò il traforo, scaricando le acque al grande condotto visibile nella via della Pila. Ho detto forse, perchè non è visibile il proseguimento, se pure fu mai eseguito, poichè nessuno ne parla. ll solo Frontino dice che all’Imperatore Nerva Trajano erane venuto il pensiero , ma non si conosce se ad altre cose intento mandasse ad effetto l’utile impresa. Così ancora del Palazzo Imperiale, postovi da qualche Autore, non si ravvisano vestigie.
Due Cipressi insegnano il Casino Bagnani ora Gori. Giace in dilettevole situazione riparata dal vento. Il Casino è ornato di alcuni paesaggi e di 23 bei qua dretti di porcellana esprimenti cacce. e villerecci co stumi. Attirano però maggiormente l’ attenzione due Quadri. Nel primo a lume di notte discernesi David sino alla cintura. La sua testa denota coraggio e fer mezza. Di forte carnagione abbrunita dal sole , ove non sono le membra coperte dal manto pastorale, ha egli le braccia nerborute, usate a strangolar leoni, e e dalla pelle traspare l’ incavo e protuberanza delle ossa. Con la man destra regge la fionda, posa k si nistra sulla guardia della spada, il cui pomo è appog giato sopra la smisurata testa di Golia. Aperta il Gi gante ha la bocca, spenti gli occhi. Ampia ferita gli vaneggia sanguigna nel mezzo della fronte. Nel secondo Quadro s. Maria Maddalena in una Grotta presso un bosco, con le mani piegate sopra un teschio, medita le Divine Scritture davanti alla Croce. Gli occhi e la bocca semiaperta annunziano sommo dolore. Con le chiome che in bionde anella dal capo le fluiscono e col negligente velo copre la spalla sinistra e parte del petto. Le gote leggermente colorate non che la pienezza e leggiadria delle bianche carni mostrano che non ha guari è là entrata a far penitenza. Nella piazzetta due alti salci piangenti mescolano le chinate chiome. È dilettevole seguire il viale om breggiato dai due pergolati e dagli alberi che amano consociare i densi rami. Esso conduce al Giardino che nello spianato superiore olezza non ostante la man canza di acque^ nascenti, e ad una Grotta circondata da sedili. Innanzi a questa sono pilastri di cardellino

capricciosamente lavorati dalle piogge. Nell’interno il lume pendente dalla volta dipinge notte tempo le spor genze e cavità dello scoglio di vari colori alternati dall’ ombra e dalla luce. Di rimpetto punta i fianchi il Ponte Rapone sulla rupe che bruna si profonda nel mezzo : ed è orribile ne’ temporali estivi lo scorgere un borro con strepito sparger di schiuma il seno di quella montagna, facendo due salti altissimi, e riper cuotere invece de’ raggi solari il truce baleno de’ lampi. Nella vigna l’uva esposta quotidianamente al sole riesce dolce ed atta a conservarsi per interi lustri; ed uber toso di frutti scelti è il pomario. A tuttociò se aggiun gasi la grata visuale di pianure clivi e montagne pit toresche, si rimarrà persuaso, esser questo un luogo il più idoneo al ricreamento e riposo dell’ animo af- , fievolito dai mali e dalle cure. Uscendo alla via rotabile o via Nuova , si per corre il grande traforo del monte aperto sino a 20 metri di profondità ad angoli entranti e scendenti sino al Ponte Gregoriano o di s. Mauro, il tutto eseguito con disegno dell’Ingegnere Sig. Domenico Bisutti. In questo luogo due montagne , vestito il pallore delle rupi di verde ammanto, si vanno ad incontrare. La sommità di una è corsa da sublimi querce in fila, per quella dell’ altra irta di arbusti ripiscono sovente e pascolano i leggieri animali sacri al Dio di Epidauro. Il Ponte ne’ due opposti fianchi pianta V arditissimo arco, e per l’altezza ed il fiume che nel f’ondo rugge del precipizio dà un’ idea del Ponte*-del Diavolo in Isvizzera. A sinistra sul ponte un viottolo mena al Traforo schiuso da Nerone e forse allungato da Tra- jano stando alle parole di Frontino Art. XCIII. De Aquaed : « Nec satis fuit Principi “nostro (Trajano) ceterariun (aquarum) restituisse copiam et gratiam. Anionis quoque Novi vitra excludi posse vidit. Omisso enim fluniinc , repeti ex Lacu , qui est super Villam Neronianam Sublacensem, ubi limpidissima est, jussit. Nani cum oriatur Anio supra Trebam Augustam, seu quia per saxosos montes decurrit, paucis circa ipsum Oppidum objacentibus cultis , seu quia Lacus altitu dine in quo excipitur, velut daefecatur, imminentium quoque nemorum opacitate inumbratus, frigidissimus simul ac splendidissimus eo pervenit. Ilaec tam felix proprietas aquae, omnibus dotibus aequatura Marciam, copia vero superatura, veniet in locum deformis illius ac turbidae, novum aiithorem Imperatorem Caesarem Nervam Trajanum Augustum praescribente titulo ». Da questo squarcio aumentasi il dubbio , se fosse effet tuato il compimento del traforo, giacchè non si legge mai che le acque dell’ Aniene Nuovo, arrivassero ad eguagliare la bontà della Marcia. La cinta del secondo Lago s’ inabissava poco sotto la balza della rotonda Edicola, come provano i disorbitanti muraglioni che spezzati ora impediscono la corrente. Sarà certo grata ai Lettori la descrizione che qui copio dal Mirzio , onde si comprenda la causa per la quale non solo questo Lago ma ancora la Piscina limaria cessarono di esistere : « Anno 1305 vacante Sede Abbattali , die 20 Februarii, turbidior et severior tempestas, quam numquam antea ullus hominum meminisset, aut lite- rarum memoria prodidisset, ex Symbruinis circumvi- cinisque montibus descendit, usque adeo inusitata, ut plenissimis imbribus atque his concreta ex nivibus glacie, alterimi Saeculi Diluvium oriti dubitaretur. Nanicertantibus inter se ventis ea fuit rabies, ut trans-versi» flatibus nivosa montium culmina verrerentur, qua hor- ribili procella non solum prata vallis Sanctae, verum etiam Nvi agrorum aquis in speciem amnium atque torrentium extumescebant ita ut campi passim in sta gna conversi, et viae itineraque confusa fuerint. Mo nachi vero D. Scholasticae cum propter immensam fluvii inundationem dubitarent, ne quid deterius suc cederei , per duos caeteris Monacis animosiores de supremo Laci muro aliquos lapides grandes extrahere fecerunt, quo alluvies aquarum nimia titius efflueret. Porro inundationis impetus tam vehemens fuit , ut murus eum minime sustinere potuerit, sed in alteram partem inclinatus ad terram ruerit. Eamdemque vehe- mentiam inferioris Laci murus passus est, quandoqui- dem cum aquarum violentiam ferre nequiret, deturba- tus concidit. Effusum autem istud diluvium proxima non solum occurrentia quaeque diruit aedificia, verum etiam pontes , licet fortes sublicios , puncto temporis prostravit atque disjecit, nam et fundamenta pontis Pantanelli abripuit. Eodem impetu egregia Mandrae molendina a fundamentis subversa sunt. Inde per Su- blacensem Vallem C&mpi Darci bombili fragore de lapsus Lacus agrestes homines in campis occupatos cursus celeritate depraehendit, ut neque miseris re pentina calamitate oppressis in proxima editiora loca spatium dedit , aucta profluentis violentia evadendi tempus : occupatis namque late campis miserabiliter homines pecudesque nullo discrimine perierunt ». Chi ascende alla cima del monte , nel seno del quale fu operato il Traforo, sorpreso rimane al mirare tre larghi e lunghi fondamenti di un edificio romano.
Io credo che qui sorgesse il Palazzo di Nerone e non l’Ippodromo con le mete e le piramidi come sognò il Contestabile. Venuta meno la cura delle Ville impe riali, forse sotto Costantino anche questa fu alienata ai Privati. Liberti e Schiavi badando sofamente a la vorar la terra, con il consenso del Padrone usarono delle malandate mura del Palazzo per formare i loro Casolari. Infatti nell’area stessa del Palazzo sussisteano ancora pochi anni fa le case di quei Rustici, all’ ag gregato delle quali per la forma del terreno fu dato il nome di Piattello , nome che tuttora la Contrada ritiene. Gli altri servi della Villa alzarono i loro abi turi, altri nel Prato e Strada di s. Lorenzo, ed altri nel sito della Cartiera chiamato Mandra , perchè le casette erano fatte di legno con opera tumultuaria. L’unione di tutti questi campi ed abitazioni appella- vasi Corte di Sublaco essendo surta ne’termini della Sublacense Villa ossia di Sublaco. I confini della Corte dimostra evidentemente la citata Carta di donazione fatta nel 369 da Narsio Patrizio Romano alla Chiesa di s. Lorenzo posta nella Corte di Sublaco che dal corso del fiume e dal lago distendevi alla stessa Chiesa. Benchè tale Notizia sia interessantissima per chi tratta dell’ Origine di Subiaco, non fu sino ad ora osservata da alcuno. Quale magnifica visuale godersi dovea dal Palazzo Imperiale ! Nella pianura al sud i giardini diffondeano per aria soavi fragranze. Al nord la rupe che di terra spolparono le tempeste, formava un’ area piana lieta di molti fiori e di piante e cespugli di carpino e di bosso, che in immensa copia tuttora vi germogliano, dall’arte topiaria ridotti a forma di animali e di lettere.